Gli aficionados di esterni prevedevano qualche sorpresa. Molti si aspettavano un defilè in piena regola. Giovani adoni, tessuti lussuosi, un rinfresco leggero, scenografie ricercate e, con un pò di fortuna, qualche volto noto dello spettacolo..  Niente di tutto questo. Nessun vip tra la folla. Nessuna selezione all'ingresso. Scenografie in perfetto stile esterni. Deliziose zuppe e ottimo Vin Brulè al posto di sushi e fusion food.

Una folla variopinta di giovani e professionisti del settore, giornalisti e modaioli, studenti e curiosi, alle prese con tute bianche, forbici, tessuti, colori, spago e materiali di ogni genere. Stylist improvvisati in preda a fervori creativi e mannequin disinvolti, padroni della passerella.

Bustini di scotch giallo, cappelli di palloncini e organza colorata, cravatte di plastica, abiti da sera svolazzanti di carta di giornali, imbottiture di  cotone, paillettes di coriandoli colorati...  E ancora cinture di corda, guanti di garza, pezzi vintage e materiali plastici. La moda, prodotto industriale ibrido e mutevole, sconvolge i ritmi della città senza lasciare nulla e riduce i cittadini a spettatori occasionali, passivi davanti a tanto fermento. I colossi del settore e le nuove generazioni possono fare molto. Ritagliare isole di socializzazione là dove tutti sfuggono e non si soffermano. Lasciare un segno tangibile nel tessuto urbano, investire nel sociale, nell’ambiente, nella cultura e nell’arte.

È possibile liberare la moda dagli stereotipi e sfatare il luogo comune che la vede occasione effimera di vanità e apparenza?

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